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WWE PLANET #386  
by
Giovanni Pantalone
Se non sapessi che è impossibile penserei quasi che gli head booker della WWE leggano questa rubrica così da poter ogni volta smentire le mie parole nel modo più clamoroso possibile.. non più tardi della scorsa settimana, infatti, avevo parlato della stable dei Nexus come fortemente ridimensionata, incapace di riprendere quell’attenzione e quell’hype fortemente smorzato dopo la sconfitta patita a Summerslam. E naturalmente lo avevo fatto con cognizione di causa, ovvero giudicando quanto visto a Raw. Nemmeno una settimana dopo e con altrettanta cognizione di causa devo scrivere l’esatto contrario, ovvero la più clamorosa delle smentite.
Nexus ridimensionati? Wade Barrett e soci rispediti a scuola? Come no.. talmente vero che in una sola puntata, peraltro la novecentesima non una qualsiasi, prima mettono – seppur con l’aiuto di Kane – fuori combattimento Undertaker, non esattamente l’ultimo nome in questo business, ma casomai non bastasse meno di un’ora dopo vincono un match 5 vs 5 ad eliminazione mettendo al tappeto Sheamus, Randy Orton e John Cena! E non è tutto.. tutti e tre schienati in modo praticamente pulito (o quasi, ma è poca roba davvero) ed alla prima occasione utile nel corso del match, senza reazioni eclatante, finisher che non danno i frutti o cose del genere! Welcome back Nexus! Dopo un inizio estate scoppiettante stavo davvero iniziando a sentire la vostra mancanza..
Certo tornando un attimino alla componente critica dell’editoriale mi verrebbe davvero da chiedere perché fare solo ora ciò che a mio avviso andava fatto a Summerslam, o comunque cosa è cambiato rispetto ad allora per giustificare un risultato che è diametralmente opposto: allora nemmeno lo spirito di gruppo era riuscito a fermare da solo John Cena, oggi quello spirito fa fuori le tre superstelle del roster WWE, una dietro l’altra in pochi minuti. Non che mi dispiaccia, sia chiaro, ma è una vittoria che a questo punto mi sarei aspettato solo con una ulteriore “iniezione” nei Nexus, ovvero il misterioso leader o comunque un angle capace di rinforzarli. Nulla di tutto questo.. Wade Barrett e soci sono bastati così come sono, ripeto esattamente come a mio avviso dovevano bastare a Summerslam, anche perché poi si sarebbe potuti arrivare allo stesso six pack challenge che si disputerà a Night of Champions, ma con “beneficio” di unWade Barrett con enormi possibilità in più – almeno alla vigilia – di laurearsi campione.
Il tutto mantenendo anche il resto dell’impalcatura che regge questa sfida a sei, ovvero gli stessi diverbi fra Cena Jericho ed Edge, ed uno Sheamus opportunista ma non codardo. Molto positiva, in tal senso, l’idea di lasciare a Edge e Jericho il ruolo di abbandonare l’incontro facendosi intenzionalmente squalificare o contare fuori, mentre l’irlandese, benché heel, è rimasto sul ring a lottare pienamente determinato. Il suo del resto è un personaggio che deve essere diverso: sicuramente arrogante, sicuramente presuntuoso e con la giusta dose di furbizia, ma decisamente più rude dei suoi colleghi cattivi e dunque portato a non disdegnare fino in fondo il menare le mani sul ring. Addirittura vedendolo lottare al fianco di Cena e Orton ho pensato che un giorno il suo inserimento fra i face non sarà così difficile.. ma ovviamente parliamo di piani a dir poco futuri.
In ogni caso un ottimo detto dice “meglio tardi che mai”, dunque inutile star qui a dibattere nuovamente su Summerslam, meglio godersi il ritorno della miglior Stable dell’anno, sperando che sia un ritorno all’insegna della continuità: capisco che già da settimana prossima per promuovere a dovere il six pack challenge dovrà essere un altro dei sei partecipanti a restare in piedi per ultimo, ma c’è ovviamente modo e modo per farlo, e lasciare i Nexus come una stable pericolosissima farà a dir poco comodo quantomeno per i mesi a venire.
Senza contare che la fine della seconda stagione di NXT potrebbe consegnare proprio alla stable qualche nuovo membro.. non così probabile, ma nemmeno impossibile. Quella che si è appena chiusa è a mio avviso una stagione con conclusioni più “estreme” rispetto alla prima.. ovvero aumenta il numero di rookie che da subito sembrano abbastanza pronti (ne cito almeno due, ovvero Kaval e Alex Riley, ma si potrebbe arrivare tranquillamente a tre-quattro) ma aumenta anche quelli che francamente a meno di miracoli non hanno le carte in regola per sfondare (Cottonvood e Lucky Cannon su tutti). Non ce ne sarà una terza, o meglio ci sarà ma sarà riservata alle divas, ovvero una rosta di rivisitazione del divas challenge. Se qualcuno avrà voglia di vederlo si accomodi.. io me ne guarderò bene, e del resto credo sia stata una scelta dettata dalla mancanza di copertura televisiva del programma, che come sappiamo non ha trovato nessuna tv disposta ad acquistarlo.
Tornando nuovamente alla novecentesima puntata di Raw sono due le considerazioni che immediatamente vengono in mente: la prima è di carattere squisitamente storico, ovvero osservare come lo sviluppo di questo show abbia traghettato il Wrestling attraverso tutte le varie “ere” che si sono avvicendate in questi anni. Sterotipi della gimmick era come Doink The Clown o Max Moon sono stati a Raw, i migliori momenti dell’attitude sono stati a Raw, fino al giorno d’oggi. Impressionante poi vedere com’erano degli atleti che poi sono diventati delle icone di questo sport.. chiaro che Bret Hart e Undertaker erano già affermati sin da quando Raw è nato, ma gli altri? Shawn Michaels, Triple H, Steve Austin, The Rock.. è incredibile scorrere la storia di Raw e vedere Shawn specchiarsi nello specchio a forma di cuore, Triple H inchinarsi da bravo nobile, The Ringmaster Steve Austin girare con la cintura di Ted Di Biase, Rocky Maivia senza un briciolo di mic skill eccetera.. Raw ha scritto la storia, è scontatissimo dirlo ma maledettamente bello poterlo fare. Lo show porta ormai dietro un bagaglio di ricordi e momenti particolari che èmette a dura prova la memoria di chiunque.. io ad esempio vedendo i vari flashback confesso che parecchi li avevo dimenticati, mentre ne avrei inseriti tanti e tanti altri che hanno fatto la storia sia dello show che della WWF/WWE che di tutto il mondo del wrestling.
La seconda e ultima considerazione è invece squisitamente pratica.. è stata bella questa novecentesima puntata di Raw? Probabilmente no per chi si aspettava la sorpresa shock e si è “goduto” – si fa per dire ovviamente – al più la theme di Steve Austin, probabilmente si per chi voleva semplicemente vedere una puntata solida e tutto sommato più che godibile. La verità, come sempre, è nel mezzo.. guai a pensare di incentrare tutta una puntata di oggi con i personaggi di ieri, vedi l’errore di bookare Bret Hart ancora come lottatore, pur sapendo perfettamente che i suoi giorni da wrestler sono finiti per sempre. Ben venga, ad esempio, che sia CM Punk a fare il promo della serata e non un The Rock one night only, o ancora ben venga che ci sia Big Show a imitare Holk Hogan e non Hogan stesso pronto a galvanizzare il pubblico per una settimana sola ma poi sparire dal lunedì successivo. E’ però altrettanto chiaro che almeno un piccolo momento di quelli da ricordare, a contorno della normale evoluzione delle storyline, la federazione avrebbe potuto regalarcelo.. e sarebbe stato decisamente un’altra cosa rispetto ad un giudizio comunque non negativo.
Certo non dipende solo dalla propria volontà avere uno Steve Austin o un The Rock anche solo per una sera, ma magari potevano essere percorse altre strade.. possibile, ad esempio, che il ritorno di Triple H sia così lontano da non potergli fare almeno un run in in attesa di rivederlo a tempo pieno? Chiaro, è un discorso da fan e non certo da CEO della WWE, che il ritorno di Triple H vuole annunciarlo prima per massimizzarne l’effetto sugli ascolti. Però è altrettanto comprensibile immaginarsi che l’appassionato più fedele in occasione delle ricorrenze – e questa novecentesima puntata è stata presentata come tale – si aspetta oltre alla torta anche la classica ciliegina, che questa volta non si è vista.
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