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5 STAR FROG SPLASH - THE TOP 10 YOU DESERVE, NOT THE ONE YOU NEED  
by Lorenzo Pierleoni
 


Lo so lo so, sono tremendamente in ritardo. Sono già passati dodici giorni del 2017 e la mia edizione speciale del 5 Star Frog Splash che avevo intenzione di fare durante le vacanze non è mai arrivata. Capita, purtroppo non ho avuto il tempo materiale di farla dato che queste feste natalizie sono state un inferno. E comunque sul sito ci siamo occupati di tantissime cose in queste due settimane, come avrete avuto modo di notare, Wrestle Kingdom 11 compreso (e non sono ancora riuscito a vederlo, cosa che mi ero prefissato di fare, giusto per far capire che periodo sia), quindi siete stati bene anche senza 5 Star Frog Splash no? Ma basta con le scuse, ero in debito di una promessa. O meglio, di una classifica con il meglio del meglio che la WWE ha saputo offrire nel 2016, visto che mi si accusa di odiare la WWE e di parlarne solo e soltanto male. E invece no, il 2016 per la WWE è stato un anno memorabile anche per diversi motivi positivi. Innanzitutto perché il wrestling femminile ha avuto la visibilità mainstream che le era sempre mancata in WWE, grazie alla nuova generazione di fenomeni che tra 2015 e 2016 è arrivata nel main roster. E poi è stato l’anno di AJ Styles. Alzi la mano chi lo scorso anno di questi tempi avrebbe detto che appena due settimane dopo avremmo visto il Phenomenal One debuttare nel Royal Rumble match. Figuriamoci poi chi avrebbe scommesso sull’anno… fenomenale di AJ in WWE (Wrestlemania esclusa, uno dei motivi per cui era al primo posto della mia Flop 10), con la vittoria del WWE Title. È stato anche l’anno di Daniel Bryan, purtroppo per i motivi sbagliati. Prima il suo tristissimo e commovente ritiro, poi il ritorno con il nuovo ruolo di General Manager di SmackDown… insomma, abbiamo tanto di cui parlare. Anche perché Raw e SmackDown hanno offerto ben pochi spunti questa settimana - Raw con una puntata dimenticabilissima e SmackDown con una buona puntata seppur chiaramente di transizione. E anche perché la Top 10 l’avevo ormai preparata… vabbè. Bando alle ciance, cominciamo.




Al 10º posto… SAMI ZAYN VS KEVIN OWENS

È stata una delle rivalità più intense e meglio sviluppate di quest’anno, anche se sembra finita ormai da un decennio. È finita invece a Battleground, dopo praticamente sei mesi ininterrotti in cui questi due si erano beccati in ogni modo possibile, rendendosi la vita un inferno a vicenda e portando la loro rivalità all’estremo. Zayn e Owens, Owens e Zayn, i due predestinati. Le storie di queste due sono legate da anni. È davvero evidente, anche per i fan che ignorano i loro trascorsi in Ring of Honor (e altrove) e la loro guerra a oltranza. D’altronde ci sarà una ragione per cui l’esordio di Kevin Owens a NXT è strettamente legato a Sami Zayn. Tutto è cominciato da lì, tutto è proseguito anche nel main roster dopo i vari infortuni che hanno afflitto il povero Zayn. Peccato che le strade dei due, da Summerslam in poi, abbiano preso sentieri diversissimi. Owens ha iniziato a fare team con Chris Jericho, ha vinto lo Universal Championship e poi è finito nell’oblio, praticamente dimenticato dai writer WWE che lo fanno rendere forse all’1% di quello che potrebbe realmente dare. Zayn invece… nell’oblio ci è finito da subito considerando che a Summerslam lottò addirittura nel kickoff, in coppia con il desaparecido Neville, contro i Dudley Boyz (la sua attuale rivalità invece la ignoro, che è meglio). E un mese prima aveva battuto Owens. Misteri della WWE. Quel che è certo è che questi due ora sono impegnati in cose completamente diverse… ma non passerà molto tempo prima che collidano di nuovo. Magari per il titolo massimo? Chissà.
FIGHT FOREVER… LITERALLY


Al 9º posto… BOBBY ROODE DEBUTTA A NXT

Questo è il primo di una serie di debutti che forse mai ci saremmo aspettati, men che meno a NXT. Chi in questi anni ha guardato la TNA (e anche chi non l’ha guardata), almeno prima dell’orribile No Surrender 2012 che ne ha segnato praticamente la fine dal punto di vista del prodotto offerto, sapeva benissimo chi fosse Bobby Roode e cosa fosse in grado di offrire. L’ex IT Factor ce lo ha ricordato, esordendo a NXT e dimostrandosi da subito una delle risorse principali dello show giallo. E non era affatto così scontato, anzi. Ma Roode ha saputo capitalizzare al meglio le occasioni che gli sono state concesse per diventare un personaggio, IL personaggio. Gli è bastata una parola. Una sola singola parola. Grazie a quella parola Roode è esploso, facendosi sempre più strada nelle gerarchie di NXT e arrivando a diventare recentemente il #1 contender all’NXT Title. A NXT Takeover: San Antonio Roode sfiderà Shinsuke Nakamura in quello che sarà il suo primo titlematch in WWE. Sembra strano, anche perché Roode non è più giovanissimo e a maggio compirà 40 anni. Quando arriverà nel main roster? Tutti lo aspettano… anche io, visto che attendo con ansia che si realizzi un mio vecchio pallino, ovvero un match di Roode contro Triple H. Resta comunque la eco del suo notevolissimo impatto (no pun intended) nel 2016, che lo ha già catapultato nel main event di NXT.
IN ONE WORD… GLORIOUS!


All’8º posto… L’ESORDIO DI SHINSUKE NAKAMURA

Parlavamo prima di esordi… ecco, per me questo è L’ESORDIO del 2016. Perché Shinsuke Nakamura è riuscito lì dove nessun wrestler giapponese era riuscito prima: sfondare in WWE. Ma sfondare davvero eh, non compiere qualche comparsata e basta. No, io intendo proprio sfondare. E Shinsuke Nakamura ha sfondato fin dal suo esordio, fin da quel match contro Sami Zayn che è stato uno dei candidati a Match of the Year e che ha messo sulla mappa WWE il King of Strong Style. Che detta così sembra facile, ma qui si sta parlando di un wrestler giapponese, che conosce l’inglese ma che non ha comunque la fluidità per potersi esprimere correntemente in quella lingua. E questo è stato un limite? Assolutamente no. Nakamura ha dimostrato un carisma incredibile, portando avanti faide di tutto rispetto con Zayn, Austin Aries e Finn Bálor, per non parlare di quella con Samoa Joe che lo ha portato alla conquista dell’NXT Title. Ora è l’NXT Champion e per il momento la sua esperienza in WWE non ha dimostrato limiti. Sarà sicuramente uno degli uomini da tenere d’occhio nel 2017 anche in ottica main roster… e lì sarà divertente vedere come lo gestiranno.
”I HAVE TO BEAT… YOU!”


Al 7º posto… IL RITORNO DI SHANE MCMAHON

Molti quest’anno non hanno lesinato critiche al ritorno in WWE di Shane McMahon, accolto in maniera esaltante all’inizio e poi precipitato nei consensi dopo una gestione non proprio ispiratissima. Non che metterlo contro Undertaker a Wrestlemania sia stata un’idea geniale, né lo è stato particolarmente lo svolgimento del match, che in effetti si ricorda e si ricorderà sempre per quel volo insano dalla cima dell’Hell in a Cell. A me però il ritorno del figliol prodigo di casa McMahon è piaciuto, mi è piaciuto molto. La faida contro Undertaker è stata scritta male e realizzata peggio, ma avrebbe potuto portare dei benefici a entrambi, anche a Undertaker. Ma l’apporto di Shane alla causa WWE è stato comunque notevole se si pensa che, tanto per cominciare, ci ha tolto dal terrore di dover iniziare ogni puntata di Raw con un promo di Stephanie McMahon. E poi mi è piaciuto anche a Survivor Series, quando il suo inserimento nel team si è rivelato coerente e originale. E poi non si risparmia mai, cosa che in realtà non ha mai fatto nemmeno dieci anni fa. Un’aggiunta di valore.
THAT’S MARK!


Al 6º posto… IL RITORNO DELLA BRAND EXTENSION

E a proposito di Shane McMahon, una posizione più su troviamo il ritorno della brand extension che ha caratterizzato l’estate della WWE. Una brand extension arrivata al momento giusto, con un roster numerosissimo, l’esplosione delle donne e il Cruiserweight Classic a dare man forte a una nuova divisione dei due roster, per di più con SmackDown finalmente live e a un livello più paritario rispetto a Raw. Peccato che in WWE le cose si facciano sempre a metà, quindi se fino al 19 luglio la situazione era stata gestita in maniera positiva il modo in cui è stato svolto il Draft ha lasciato tutti a dir poco contrariati, con SmackDown che per dire sceglie prima Baron Corbin che un Cesaro o un Sami Zayn o con delle pick di NXT decisamente discutibili. Fortunatamente SmackDown è stato dotato di un writing team che sa quello che fa, quindi alcune di queste lacune sono state appianate nello show del martedì sera che nove volte su dieci si mangia in un boccone il suo show concorrente della sera prima. Fatto sta che la nuova brand extension avrebbe anche potuto essere il fatto dell’anno… se solo le cose fossero state fatte con criterio.
AND THEN THERE WAS THE UNIVERSAL TITLE


Al 5º posto… DEAN AMBROSE INCASSA IL MONEY IN THE BANK E DIVENTA WWE CHAMPION

Il PPV Money in the Bank quest’anno ha occupato un posto particolare nel mio cuore. Non tanto perché sia stato un PPV memorabile nella sua interezza, anzi. Tuttavia, la gestione di MITB fu particolarmente scrupolosa e ben organizzata per essere stato un PPV WWE. Ne sa qualcosa Dean Ambrose, che in una sola notte ha trovato la sua rivalsa nell’aver dovuto fare da balia a Roman Reigns per due anni ed è riuscito a guadagnarsi uno status simile a quello dei suoi due ex colleghi dello Shield. Peccato che sia stata una gestione a breve termine e non a lungo termine, era evidente che i loro piani fossero di far diventare SmackDown lo show di AJ Styles (a ragione). Ma il buon vecchio Dean con la sua vittoria a Money in the Bank ha saputo conquistare e mettere d’accordo tutti. E soprattutto ha reso ancor più evidente ciò che evidente era già: che il Lunatic Fringe è uno dei nomi su cui strutturare la WWE nei prossimi anni. E per questo la sua prima vittoria di un titolo mondiale WWE si piazza al quinto posto.
…AND IT’S NOT A TECHNICALITY


Al 4º posto… SASHA BANKS VS CHARLOTTE

…e con tutti i casini che la WWE ha combinato con questa faida (che avrebbe potuto essere TRANQUILLAMENTE la faida dell’anno) il quarto posto mi sembra già un grandissimo risultato. Le due performer non si discutono: Charlotte ha compiuto passi da gigante dal suo esordio a NXT nei panni di una ginnasta impacciata (ma ha ancora tanto da imparare e da migliorare per poter essere considerata alla pari della collega), mentre forse esagero nel dire che vedendo Sasha Banks sul ring io ho l’impressione che sia la persona più dotata che io abbia mai visto, ma per me è così. Allora cosa manca? Le più grandi lacune della WWE: non saper costruire i face (Sasha sta rendendo forse al 20-25% di quello che faceva a NXT - e il problema non è l’allineamento face o heel), non saper costruire una faida a medio-lungo termine, fissarsi con 2-3 propri performer e imporli fino allo sfinimento, facendoli risultare indigesti. E infatti per me adesso Charlotte è indigesta… e mi sa che se non avesse le doti che ha sarebbe rigettata dal pubblico esattamente come Roman Reigns. Pessimo il modo in cui si è ridato costantemente il titolo a Charlotte, imponendola continuamente in match che di solito sono appannaggio dei face come l’Hell in a Cell o l’Iron Man e in modo da non legittimare per niente Sasha, che come tutti i fenomeni di casa WWE il più delle volte è stata costretta a restare a galla solo ed esclusivamente grazie alle sue forze. Fatto sta che queste due sono due fenomeni e che torneranno a scontrarsi e a far parlare di loro.
101: WRITING BY DUMMIES


Al 3º posto… IL RITIRO DI DANIEL BRYAN

Sul gradino più basso del podio si piazza l’ex American Dragon… con un momento al quale non avremmo mai voluto assistere. E invece è successo: Daniel Bryan si è ritirato per le troppe commozioni cerebrali rimediate in carriera ed è stato costretto ad appendere gli stivali al chiodo, salutando per sempre la speranza di tornare a calcare un ring (quantomeno un ring WWE). È stato un momento scioccante, travolgente, commovente. Per lui e per i fan di wrestling di tutto il mondo. Se Bryan sul ring mancherà per sempre, però, la sua personalità non ci manca affatto visto che possiamo ammirarla (quasi) ogni martedì sera a SmackDown. E non è una presenza da poco considerando che è l’anima di Talking Smack, uno dei successi più grandi della WWE in questo 2016 appena trascorso. Senza contare che è stato in “faida” con The Miz, che è stato una grande spinta al push da heel dell’Awesome One… insomma, Daniel Bryan riesce a eccellere anche lontano dal ring. E non è affatto una cosa scontata. Auguriamoci solo che possa rimanere GM di SmackDown per il tempo più lungo possibile.
EXCELLENCE OF EXECUTION


Al 2º posto… IL RITORNO DEL WOMEN’S CHAMPIONSHIP E IL TRIPLE THREAT MATCH A WRESTLEMANIA

Ecco, questo è uno dei più grandi traguardi raggiunti quest’anno. Non tanto dalla WWE, che si è limitata a cavalcare l’onda del successo planetario raggiunto dagli sport femminili americani quest’anno, quanto più dalle Four Horsewomen che tanto hanno lavorato per una transizione che bandisse per sempre la parola “Divas” e che riportasse in auge il wrestling femminile, considerandolo di pari livello a quello maschile. E nel 2016 è successo esattamente questo: addio Divas Championship, benvenuto (o bentornato che dir si voglia) Women’s Title. E benvenuto anche matchone femminile a Wrestlemania, cosa che nessuno si sarebbe aspettato in così breve tempo. Ma come ho detto prima la WWE ha deciso di dire la propria nella riaffermazione femminile avuta quest’anno e ha sfruttato il talento enorme che aveva in casa: Charlotte, Sasha Banks, Becky Lynch e più tardi anche Bayley sono state fondamentali perché le donne acquisissero una dignità nel wrestling che mai prima avevano posseduto in WWE. Main event di Raw, main event di PPV, stipulazioni speciali come Hell in a Cell, Iron Man, Tables, Steel Cage match… un’utopia fino a qualche anno fa, realtà nel 2016.
AND THE LIST GOES ON


Al 1º posto… “THE PHENOMENAL YEAR” DI AJ STYLES

Non poteva essere altrimenti. L’anno di AJ Styles è stato praticamente perfetto, sotto ogni punto di vista. Con qualche sbavatura, certo (la sconfitta di Wrestlemania contro Chris Jericho reclama ancora vendetta), ma ampiamente giustificabile per un wrestler arrivato in WWE meno di un anno fa e che già è diventato un main eventer assoluto della compagnia. Il fatto è che AJ Styles non è un wrestler, è IL wrestler. Non è più un giovincello, ma per assurdo con l’età sembra migliorare invece di iniziare a sentire il peso degli anni che avanzano. E allora protagonista assoluto alla Rumble e dopo, faida con Chris Jericho (più ombre che luci in quel caso), faida con Roman Reigns, turn heel, annessione al Club, faida con John Cena. E conquista del WWE (World Heavyweight) Championship contro Dean Ambrose in quel di Backlash. Cosa chiedere di più a un primo anno? Il bello è che Styles non ha avuto nulla che non meritasse appieno. È stato un anno assurdo sia per prestazioni sul ring, dove praticamente è stato sempre perfetto, sia fuori dal ring dove l’attenzione dedicatagli dalla WWE è stata fondamentale per sancire il successo di un personaggio come il suo. Manna dal cielo il turn heel, per il motivo principale che la WWE non sa scrivere i face… ma quando ci si mette sa scrivere dei begli heel. E ad oggi Styles è un punto fermo della WWE come se fosse nel main event da dieci anni.
THE CHAMP THAT RUNS THE CAMP

E anche quest’altra maratona è conclusa. Direi che era necessaria per chiudere il capitolo 2016 definitivamente, visto che a breve entreremo nella Road to Wrestlemania e quindi saremo occupati a parlare di tutt’altro. Dalla Royal Rumble, tra meno di tre settimane. Sperando che questo 2017 di wrestling sia bello almeno quanto il 2016.




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