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HOT ROD! - 70 VOLTE WOOOOOO!!!!  
by Roberto Vacca
 


Bentornati all’appuntamento mensile con “Hot Rod!” e non potevo nemmeno io sottrarmi agli auguri al due volte WWE Hall of Famer, al The Nature Boy, al sedici volte Campione del mondo, a Ric Flair!




Richard Morgan Fliehr (questo il suo nome all’anagrafe) nasce a Memphis, nel Tennessee, il 25 febbraio 1949, anche se il suo nome di nascita pare essere quello di Fred Phillips (nemmeno lui ne è però certo), in quanto il piccolo Flair venne adottato dalla famiglia Fliehr. Con la famiglia si trasferisce poi in Minnesota, dove trascorre la sua fanciullezza.
Ad introdurlo nel mondo del wrestling ci pensa nel 1971 Ken Patera, mentre il suo primo allenatore è Vern Gagne. Nel 1972 fa il suo debutto nell’American Wrestling Association con il nome di Ric Flair, con il quale sarà conosciuto in tutto il mondo. Il suo primo match è un pareggio contro George “Scrap Iron” Gadaski. Flair pesava 136 kg ed aveva corti capelli castani, ben lontano quindi dall’immagine che lo renderà celebre. Tuttavia il suo carisma naturale gli fa ritagliare già spazi importanti.
Nel 1974 lascia l’AWA per approdare in NWA, dove conquista il suo primo titolo, il Mid-Atlantic TV Championship. Tuttavia la vita di Flair sembra giungere al termine il 4 ottobre 1975, quando l’aereo sul quale sta volando precipita in North Carolina. Il pilota muore ed altri passeggeri, tra cui Johnny Valentine che rimarrà paralizzato, riportano serie ferite. Lo stesso è per Ric, che si frattura la schiena in tre parti. I medici sono categorici: la sua carriera da lottatore è finita per sempre. La forza di volontà di Flair è però più forte di qualsiasi diagnosi e già otto mesi dopo l’incidente è già di nuovo sul ring. L’incidente però cambierà per sempre la storia del wrestling: non potendo più utilizzare le mosse di potenza a causa dei problemi alla schiena, Flair opterà per uno stile più tecnico, che utilizzava anche mosse di rapina e trucchi, dando vita al personaggio del “Nature Boy” (ispirato a quello di Buddy Rogers) che rimarrà per sempre sua caratteristica. Proprio il feud con il Nature Boy originale Buddy Rogers innalzerà definitivamente il suo status dinanzi ai fans.
Il primo titolo mondiale arriva il 17 ottobre 1981, quando sconfigge Dusty Rhodes, dando vita ad una rivalità che segnerà i successivi anni della NWA. Da allora Ric Flair diventerà l’uomo franchigia della federazione (molto spesso in versione heel), da contrapporre ad Hulk Hogan della WWF, federazione rivale che stava acquisendo sempre più popolarità. Flair combatterà nel main event del primo vero evento di importanza assoluta della storia del wrestling moderno: a Starrcade 1983 si riprenderà il titolo dalle mani di Harley Race. Nel 1985 capitanerà una delle stable più conosciute e rispettate della storia del wrestling: insieme ad Arn ed Ole Anderson, Tully Blanchard e J.J. Dillon come manager darà vita alla prima versione dei Four Horsemen, un gruppo di heel disposto a tutto per mettersi ai propri piedi tutta la NWA. Gli anni passano, gli avversari cambiano (Sting inizia ad affermarsi come face da contrapporre a Flair), ma Ric è sempre saldamente nel main event, tanto da diventare, nel 1991, il primo campione assoluto della WCW. Inizia però una disputa contrattuale con il Presidente della WCW Jim Herd, che voleva ridurgli notevolmente lo stipendio, in quanto non svolgeva più anche il ruolo di head booker. Attratto dalle lusinghe della rivale WWF, Flair si licenzia ed approda alla corte di Vince McMahon. Flair si presenta in WWF con la cintura della WCW (creando non poche controversie legali), proclamandosi il vero Campione. Campione lo diventerà veramente alla Royal Rumble del 1992, quando conquisterà il vacante titolo. Flair però non si sente a casa come in WCW, quindi nel 1993, dopo aver perso un “Loser Leaves the WWF Match” contro Mr. Perfect, farà ritorno all’ovile.



Ovviamente The Nature Boy torna in WCW come un vero e proprio eroe, una sorta di figliol prodigo che è tornato per fare la scelta giusta. Seguono ovviamente altri titoli e poi nel 1996, come top face, guiderà la fronda della WCW contro l’assalto dell’nWo, in quella che è una delle storyline più conosciute della storia del wrestling. Ancora una volta è però rottura con la dirigenza e, per non essersi presentato ad un house show, tra il 1997 ed il 1998 verrà sospeso per oltre un anno. Ma ogni volta che ritorna Flair lo fa da protagonista: la folla lo ama in maniera assoluta, ama anche odiarlo… Rimarrà quindi fino alla fine in WCW, in una WCW che ormai sembra una nave senza timoniere. Combatterà l’ultimo match della storia della federazione, venendo sconfitto dall’amico/nemico Sting. Al termine del match i due si abbracciano al centro del ring, ponendo fine ad un pezzo di storia del wrestling. Ma, mentre Sting solcherà altri mari, Flair ritornerà in WWF, entrando in storyline come comproprietario della federazione. Dopo la fine di questa storyline Flair segnerà ancora pagine fondamentali: insieme a Triple H fonda l’Evolution, reclutando e lanciando i nuovi leoni Randy Orton e Batista. I successivi anni lo vedranno sempre protagonista delle varie storie, ma iniziando ad assumere un ruolo sempre più defilato dal ring. Nel 2008 viene introdotto nella WWE Hall of Fame e la sera successiva a WrestleMania XXIV, in uno degli incontri più belli ed emozionanti dell’anno, viene sconfitto da Shawn Michaels e, per la stipulazione del match, costretto al ritiro. Qualche mese dopo entrerà anche nella Hall of Fame della NWA. Il suo non sarà però un vero e proprio ritiro, perché combatterà ancora sporadicamente in WWE, comparendo abbastanza di frequente anche in ruoli extra ring. Nel 2009 a sorpresa firma con la TNA, per ritrovare Hulk Hogan ed Eric Bishoff. Tra alterne fortune e grane legali la sua esperienza termina nel 2012, quando ritorna in WWE per essere introdotto una seconda volta nella Hall of Fame, questa volta come parte dei Four Horsemen. Da allora si farà vedere spesso dalle parti di Stamford, anche per lanciare la carriera della figlia Charlotte, che pare proprio destinata a sempre più grandi successi. Fino a lunedì, quando a RAW si festeggiano i suoi 70 anni e viene attaccato dall’ex amico Batista, rientrato a sorpresa per iniziare un feud con Triple H. Proprio questo ultimo episodio dimostra la grandezza del Nature Boy: a 70 anni suonati viene ancora chiamato non per un semplice ruolo di rappresentanza, ma proprio come motore per far partire storie importanti.
Questo è il personaggio Ric Flair, lottatore di enorme successo e fama planetaria. La vita dell’uomo invece non è sempre stata così carica di successi e soddisfazioni. Sentimentalmente si è sposato e divorziato per ben quattro volte, prima di convolare al quinto matrimonio lo scorso settembre. Il figlio più piccolo Reid è stato trovato morto per overdose di eroina e Xanax nel 2013 a soli 24 anni, mentre lui stesso è stato dipendente dagli alcolici per tutto l’arco della sua lunga carriera. Numerose le sue cause legali, per motivi che variano dalle liti coniugali, ai comportamenti indotti dall’alcool, ai fallimenti economici ed alle cause con le varie federazioni nelle quali ha militato. Nel 2017 i suoi cronici problemi cardiaci provocati da decenni di abusi alcolici lo hanno condotto di nuovo ad un passo dalla morte, che pure questa volta però ha beffato.
Ma che possiamo dire di lui, per concludere? Il suo è il classico personaggio “larger than life”, al quale una vita sola forse sta troppo stretta, un personaggio talmente popolare da essere conosciuto anche da chi non segue il wrestling, anche se Flair non ha mai fatto altro in vita sua. Un personaggio del quale negli anni ’80 in Italia peraltro ignoravamo l’esistenza, visto che si poteva vedere solo la WWF. Mi ricordo infatti, quando da ragazzino riuscii a trovare le prime pubblicazioni editoriali sul wrestling, la mia sorpresa nello scoprire che c’era un lottatore che nel resto del mondo era famoso quasi quanto Hulk Hogan, pur non aderendo allo stereotipo del buon americano che incarna i valori tradizionali. Amai subito un personaggio simile, amai subito il suo WOOOOOOOOOOOOO! Mi sembra di sentirlo anche ora, mi sembra che non potrà mai cessare quel grido.
Mille di questi anni caro vecchio Ric!
Appuntamento al prossimo mese!
“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans.”




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