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HOT ROD! - RULE BRITANNIA!  
by Roberto Vacca
 


Bentornati ad “Hot Rod!” e, ancora una volta, l’attualità entra di prepotenza nella nostra rubrica, costringendomi ad occuparmi di un lutto che ha colpito il mondo del wrestling, vale a dire la morte, proprio nel giorno del suo sessantesimo compleanno, di Dynamite Kid.




Ma partiamo da lontano, perchè, per comprendere l’importanza di Dynamite Kid, non possiamo non parlare del wrestling britannico tout court. Eh sì, anche se la maggior parte delle persone è portata a credere che il nostro sport spettacolo sia nato negli States, le sue radici invece affondano nel Regno Unito alla fine del XIX secolo, quando incontri di lotta venivano inseriti come attrazioni speciali nelle fiere e nei carnevali itineranti. Il primo nome ad assurgere alla cronaca fu tale Jack Carkeek, un ex minatore americano di origine celtica, che sfidava gli spettatori a resistere sul ring con lui per almeno dieci minuti.
Il primo però a fare una sorta di booking, con persino accenni di storylines, fu l’imprenditore teatrale Charles B. Cochran, che fece diventare una sorta di main eventer dell’inizio del XX secolo George Hackenschmidt, lottatore proveniente dall’Impero Russo. Migliori possibilità di lavoro e migliori contratti fecero sì però che quasi tutti i grossi nomi emigrarono presto negli Stati Uniti e lo scoppio della Grande Guerra cancellò l’intero residuo movimento. Il wrestling tornò prepotentemente a Londra durante gli anni ’30, quando impresari senza scrupoli iniziarono a proporre spettacoli estremamente violenti con uso persino di armi, alternati ad incontri nel fango tra donne poco vestite. Il successo di simili iniziative spinse il Consiglio della capitale britannica a vietare il wrestling, proprio prima che un’altra guerra portasse la gente ad interessarsi a ben altre faccende.
Dopo il secondo conflitto mondiale la gente si era fatta più smaliziata ed i giornalisti iniziarono a scrivere che il wrestling fosse falso, portando ad un deciso calo di interesse nei confronti della disciplina. Fu allora che l’Ammiraglio Lord Mountevans, un appassionato di wrestling, decise che dovevano essere codificate delle regole, delle categorie di peso e dei titoli principali e secondari. Ciò condusse in breve tempo alla creazione della Joint Promotions, una federazione su base territoriale modellata sull’americana NWA. Naturalmente era tutto molto caotico e confusionario, con ben 70 possessori di cintura contemporaneamente, spesso senza alcun valore, se non simbolico. A mettere un po’ di ordine e a diffondere il prodotto ad un pubblico molto più vasto ci pensò la televisione, che trasmise il suo primo show nel Regno Unito il 9 novembre 1955. Il wrestling riscosse un così ampio consenso da diventare un appuntamento fisso del sabato pomeriggio. Lo stile dello show era molto particolare: il roster era composto quasi esclusivamente da beniamini del pubblico che si sfidavano lealmente, con l’eccezione di pochissimi heel, praticamente sempre sconfitti.
Negli anni ’70 avvenne il boom della disciplina, grazie al personaggio di Big Daddy (vero nome Shirley Crabtree), che divenne un’icona nazionale: Big Daddy era un uomo sovrappeso di oltre 40 anni, che però riusciva sempre a sconfiggere il cattivo di turno. Inutile dire che venne adorato dai bambini come dai pensionati, tanto da diventare anche un fumetto. Nella fase finale della sua carriera lanciò in tag team giovani future superstars, come Davey Boy Smith, Dynamite Kid e William Regal.
A cambiare nuovamente le sorti del wrestling britannico ci pensò la WWF che, irrompendo nel palinsesto televisivo europeo, mutò anche i gusti degli spettatori, cosicché la Joint Promotions mutò il proprio nome in Ring Wrestling Stars, sostituendo Big Daddy con “British Bulldog” Davey Boy Smith nel ruolo di uomo di punta della federazione, visto il successo che lo stesso aveva riscosso negli States. Ma ormai il baricentro di interesse, anche del pubblico britannico, si era rivolto in America e Giappone, con la WWF che aveva organizzato il ppv SummerSlam del 1992 allo Wembley Stadium di Londra, con lo stesso Smith che, nel main event, strappava il titolo Intercontinentale al cognato Bret Hart. Ripresa Davey Boy Smith la strada degli States la RWS agonizzò velocemente, per arrivare a cessare le sue attività nel 1995. Nel frattempo purtroppo la carriera dell’altro British Bulldog, Dynamite Kid, era prima velocemente esplosa e poi altrettanto velocemente terminata. Infatti il Kid non poteva più reggere anni di stile di lotta ad alta pericolosità ed abusi di steroidi e cocaina. Purtroppo la vita non sarebbe stata tenera con lui: non fu più in grado di camminare, gli venne amputata una gamba e fu costretto a vivere su una sedia a rotelle fino al giorno della sua morte, avvenuta ieri. Tuttavia, nella sua autobiografia “Pure Dynamite”, confessò di non rimpiangere nulla, pur non volendo avere più nulla a che fare con il mondo che lo aveva reso famoso.
Il wrestling nel Regno Unito, intorno al nuovo millennio, assunse le caratteristiche che abbiamo ormai imparato bene a conoscere, con la crescita e lo sviluppo di tante nuove federazioni indipendenti dall’approccio moderno al settore, rivolgendosi sempre più ad un pubblico giovane e dinamico, basti pensare alla PROGRESS, così punk nel suo modo di approcciarsi alla disciplina. La WWE ovviamente non è stata a guardare, stringendo accordi con parecchie compagnie ed arrivando a creare il brand NXT UK, ma, curiosamente, non ha più ospitato un suo ppv nel Regno Unito e, ancora più curiosamente, mai nessun campione Mondiale WWF/WWE è mai arrivato dalle Isole Britanniche.
Ma, per quanto mi riguarda, avrò sempre un debito nei confronti del wrestling d’oltremanica: non dimenticherò mai i British Bulldogs che facevano il loro ingresso sulle note di “Rule Britannia” con tanto di Union Jack sulle spalle ed accompagnati dal fido cane Matilda. Ed ora me li immagino di nuovo insieme, che alzano al cielo la loro bandiera prima di un ultimo grande match.
Per oggi con “Hot Rod!” è tutto. Appuntamento al prossimo mese, quindi ne approfitto per augurarvi delle fantastiche festività natalizie!
“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.




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