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NATURAL SELECTION   

by Fabio Cesarano
 


Il più cordiale bentornato per un nuovo appuntamento con Natural Selection, l’editoriale che prende in esame le quote rosa del mondo della WWE e della AEW.





Clash Of The Champions è stato definito, da molti addetti ai lavori, come uno dei più classici PPV di transizione, tuttavia ritengo che questa definizione non si addica molto all’ultimo evento targato WWE. Per quanto mi riguarda Clash Of The Champions ha avuto un carattere principalmente preparatorio, soprattutto per quanto concerne la divisione femminile, con lo scopo di creare i presupposti che si andranno a sviluppare nei prossimi appuntamenti della federazione di Stamford.

Nello scorso numero mi sono soffermato sulla scelta di affidare le principali storyline della divisione alle rodate quattro horsewomen, al fine di garantire una qualità che negli ultimi mesi non aveva particolarmente caratterizzato il roster femminile. Tale mancanza aveva finito per frenare sensibilmente gli entusiasmi che si creati attorno all’intero movimento femminile della federazione, e quindi la WWE, per correre ai ripari, ha deciso di puntare sulle quattro atlete di punta a propria disposizione al fine di riprendere i consensi che stavano progressivamente scemando in ambito femminile. Ovviamente tale scelta è stata fatta con molta lungimiranza ed infatti Clash Of The Champions non è stato teatro della resa dei conti delle vicende titolate rosa, ma si è semplicemente limitato a gettare benzina sul fuoco con il solo scopo di rendere più vivi i feud attualmente in svolgimento.

In funzione di tale decisione diventa più semplice la lettura del match titolato di Raw che ha contrapposto la campionessa Becky Lynch e la rientrante Sasha Banks. Anzitutto voglio sottolineare che il ritorno della Boss ha nettamente rianimato la competizione della divisione femminile dello show del lunedì sera, dando, finalmente, alla Lynch una sfidante competitiva e credibile. Non dobbiamo dimenticare che l’irlandese veniva da faide poco interessanti, con Lacey Evans e Natalya, che avevano finito per appiattire il personaggio della stessa Becky. Il rientro della Banks ha invece ridato linfa alla campionessa, che si è mostrata più aggressiva per contrapporsi ad una sfidante certamente più ostica di quelle affrontate negli scorsi mesi. Il match ha raccontato una storia semplice, ma di grande efficacia, che ha voluto mettere in evidenza la rivalità fra le due, senza però arrivare ad una conclusione netta dal momento che la vittoria non ha arriso a nessuna delle due contendenti. Questa scelta mi ha colpito in maniera favorevole, dal momento che una conclusione pulita avrebbe di certo affossato lo status della sconfitta, soprattutto se a perdere fosse stata Sasha, e smorzato l’hype necessario al prosieguo della faida. Personalmente non mi è piaciuta molto la fase di combattimento fra il pubblico, che ho trovato molto confusionaria e poco godibile ed infarcita dei soliti clichè che la federazione ci propina ogni qualvolta l’azione si sposta fra il pubblico. Ancora una volta abbiamo visto applicare una manovra di sottomissione attraverso le transenne, oppure usare del cibo, nel caso in essere della mostarda, per sporcare il proprio avversario. Dal canto mio non ho mai capito perché la WWE ciclicamente ricorra a questi mezzi per rendere più credibile uno scontro fra il pubblico, ma evidentemente in quel di Stamford sono convinti che vedere qualcuno ricoperto di mostarda possa rendere un incontro più appassionante. Il finale, per quanto ad appannaggio della Lynch, non credo abbia mortificato lo status della Banks, semmai lo rafforza. La violenza scatenata da Becky dimostra quanto la campionessa celtica tema la sua attuale avversaria, oltre a rappresentare un buon espediente narrativo per il prosieguo della rivalità.

Se il match per il titolo di Raw ha rappresentato una buona contesa, sia dal punto di vista del lottato che del narrato, lo stesso non si può dire dell’incontro per la cintura di Smackdown, che ha contrapposto Bayley e Charlotte Flair. Lo scontro fra le due non è stato caratterizzato da alcun momento memorabile, e si è connotato più come un angle piuttosto che un match vero e proprio. L’azione è filata via senza particolari sussulti fino al momento finale, quando Bayley ha scoperto uno dei turnbuckle ed ottenuto la vittoria grazie all’impatto che la sua avversaria ha avuto con la parte d’acciaio. Tale scelta rafforza il turn heel di Bayley che, di settimana in settimana, abbandona gradualmente la sua natura face per cominciare a comportarsi da pura heel. Personalmente sto apprezzando la lenta conversione di Bayley al lato oscuro, dal momento che mi sembra maggiormente coerente al personaggio tipicamente face che la californiana ha interpretato fin dai tempi di NXT. Moltissimi appassionati ed addetti ai lavori avevano auspicato un turn della lottatrice, ma se questo fosse stato improvviso non avrebbe avuto la solidità narrativa necessaria a raccontare un cambiamento così radicale. In molti hanno sostenuto che il turn non sarebbe dovuto avvenire durante il regno titolato, ma credo che proprio la modalità di conquista del titolo abbia attivato il lento processo che ha portato al cambio di attitudine dell’attuale campionessa di Smackdown. Bayley, dopo aver incassato il Money In The Bank in maniera vigliacca, ha cominciato a maturare una sorta di contrasto interiore che progressivamente ha finito per minare le sue certezze. Questo progresso lento e latente ha trovato la sua esplosione grazie all’incontro con l’amica-nemica di sempre Sasha Banks, che ha finito per corrompere l’animo face della hugger. Il personaggio di Bayley oggi presenta una complessità che è raro trovare in un booking della WWE. La campionessa di Smackdown è convinta di essere ancora una face, infatti durante i suoi ingressi continua a salutare il pubblico ed ad innalzare i suoi pupazzi gonfiabili, ma in realtà comincia a maturare atteggiamenti da heel non solo nel ring. Durante le interviste nel backstage parla di come le sue azioni siano compiute in nome della vera amicizia, e di come lei debba essere un modello da seguire per tutti coloro che credono fortemente nel valore delle relazioni con gli altri. La WWE sta creando un heel che crede di essere un face, un personaggio ricco di sfumature che si allontana anni luce dal classico turn improvviso e totalizzante che caratterizza ogni cambiamento di attitudine nella WWE.

Se le modalità del turn di Bayley sono innovative ed interessanti, lo stesso non si può dire delle sue frequentazioni dal momento che ancora una volta la federazione ha deciso di incrociare i destini di Sasha e Bayley. Sul rapporto fra le due lottatrici si è detto e scritto ormai tutto quindi eviterò di approfondire lo strano legame fra le due che ormai noi tutti conosciamo, per concentrarmi sulla necessità che le due wrestler venissero ancora una volta coinvolte nelle stesse storyline. Personalmente credo che ormai Bayley sia pronta per camminare da sola, il lungo periodo d’assenza della Banks, legato agli ormai noti contrasti della boss con la federazione, ha di fatto contribuito a consacrare Bayley come lottatrice singola. Nei mesi successivi a Wrestlemania la lottatrice californiana è emersa gradualmente, svestendo i panni dell’amica ragionevole della lunatica Sasha per entrare in una dimensione totalmente incentrata su se stessa. Tale processo ovviamente non è stato immediato, nemmeno dopo la conquista del titolo, ma con il tempo il pubblico ha cominciato a vedere la hugger come una buona lottatrice, forse un po’ carente per quando riguarda la mic skill, ed una degna campionessa. Il turn heel, certamente necessario, sarebbe potuto essere figlio di un cambiamento interiore della stessa wrestler, di una riflessione personale e di un momento di crescita ed invece la WWE, che pure ha turnato gradualmente Bayley, ha subito pensato di imputare buona parte di questo processo alla cattiva influenza della Banks. In questo modo risulta difficile non vedere la lottatrice di San Jose come un fantoccio nelle mani dell’amica, e questo di sicuro non aiuta ne la crescita del personaggio di Bayley ne tantomeno la rende più over agli occhi dei fan. Anche in questo caso la federazione sta sprecando una buona idea, aggiungendo dei connotati che finiscono per banalizzare quanto di buono era stato fatto in fase di processo creativo. Purtroppo la WWE quasi mai riesce ad investire totalmente su qualcosa di diverso ed innovativo finendo sempre per far rientrare ogni idea nei propri schemi convenzionali, contagiando, di fatto, ogni idea non conforme a tali schematizzazioni.

Oltre alle due difese titolate, l’ultimo evento della WWE ha visto anche la difesa dei tanto discussi titoli di coppia femminili che ha visto le campionesse Alexa Bliss e Nikki Cross difendere i propri allori dell’assalto delle Fire and Desire. Come spesso accade nelle storyline per i titoli di coppia femminili, anche questa volta i due team sono saliti sul ring senza un minimo di logica narrativa che potesse giustificare un match fra le quattro lottatrici coinvolte. In realtà nelle settimane precedenti a Clash Of The Champions Mandy Rose aveva accusato Nikki Cross di non essere bella e sensuale come lei, scatenando l’ira della lottatrice scozzese, che non mi sembra faccia leva sulla sua bellezza fisica, durante un match singolo fra le due. Ovviamente non credo che scaramucce del genere possano giustificare un’opportunità titolata per il tag team composto dalla Rose e della fida Sonya Deville, ma evidentemente tanto è bastato perché le due ottenessero tale possibilità. Il match, dal momento che non era supportato da alcuna storyline, non mi ha entusiasmato particolarmente, anche perché durante il suo svolgimento abbiamo assistito all’ennesimo teatrino del titolo 24/7 che ha di fatto catapultato sul ring R-Truth ed i suoi inseguitori proprio mentre le quattro erano impegnate nel proprio match. Tale scelta credo che faccia capire quanto la WWE abbia a cuore i titoli di coppia femminili e la categoria tag delle donne, ammesso che esista. Inoltre il match non ha creato nessuno sviluppo nei rapporti fra le due coppie coinvolte, e quindi la situazione resta sostanzialmente immobile. Alexa e Nikki, che prima o poi scoppieranno, non danno più alcuno spunto di riflessione, mentre Mandy e Sonya continuano a condurre un rapporto che va avanti senza nessuno scossone. In tutto questo le Kabuki Warriors e le Iiconics sono sparite dai radar della divisione, e di conseguenza la federazione naviga a vista. Credo che sia necessario che qualcuna di queste coppia riesca a mettersi in evidenza, in storyline, per elevare l’interesse verso l’intera categoria. Secondo me l’unica coppia che possa generare un minimo d’interesse è proprio quella composta da Mandy Rose e Sonya Deville, dal momento che il loro team, come detto prima, è sempre uguale a se stesso fin da quando si sono separate dalla loro manager Paige. Credo che la WWE abbia qualcosa in serbo per le due, ma stenta a metterlo in atto per paura di dover affrontare un argomento delicato come l’orientamento sessuale. Non è un segreto che Sonya Deville sia omosessuale, e quindi la federazione potrebbe fare leva sulle scelte nella sfera personale della lottatrice per creare un angle amoroso con la Rose. A tal proposito la stessa Mandy ha parlato di tale possibilità in un’intervista di qualche tempo fa, dichiarandosi incuriosita da questo scenario considerandolo coerente con la sfacciatezza che caratterizza il suo personaggio in ring. Di sicuro la storyline avrebbe un buon impatto, soprattutto considerata la calma piatta che aleggia sui titoli di coppia, ma forse potrebbe creare più di un problema ad un ente così attento al politically correct come la federazione di Stamford.

Di sicuro i fatti di Clash Of The Champions hanno creato terreno fertile perché le rivalità per i titoli femminili possano svilupparsi almeno fino al prossimo evento in PPV, Hell In A Cell. Per quanto riguarda il versante di Raw abbiamo già avuto l’annuncio di un rematch fra Becky e Sasha, che si svolgerà addirittura nella cornice del match che dà il nome al PPV. Pur essendo contrario al fatto che un match così caratteristico debba svolgersi necessariamente in un evento prestabilito, credo che questa volta il tempismo sia quasi perfetto. Becky e Sasha hanno bisogno di un match speciale per rendere ancora più viva la propria rivalità in coerenza con tutto ciò che è accaduto durante il loro incontro nello scorso PPV. Forse sarebbe bastato un match senza squalifiche, ma dal momento che il prossimo evento dovrà necessariamente ospitare al suo interno almeno un paio di Hell In A Cell credo sia logico che il titolo di Raw venga difeso fra le pareti d’acciaio della struttura. In fin dei conti le due contendenti hanno fin da subito impostato il loro feud su un livello di intensità piuttosto alto, anche grazie all’utilizzo degli oggetti contundenti, proprio per giustificare che uno dei capitoli della loro rivalità sia disputato in un match considerato estremamente violento. Senza considerare che la natura stessa dell’incontro potrebbe proteggere lo status della sconfitta, garantendo, qualora la federazione lo volesse, di poter estendere la faida anche nei prossimi mesi.

Se la situazione di Raw risulta chiara, lo stesso non si può dire di Smackdown dove l’unica sicurezza risiede nel fatto che sarà ancora la Flair a sfidare Bayley. Purtroppo le interazioni fra le due sono state mediata dall’ingombrante presenza della Banks, ed addirittura di una Carmella che, senza alcun motivo, è accorsa ad assistere la Flair nell’assalto che la regina ha subito da parte delle inseparabili amiche. Tutte queste ingerenze sicuramente non stanno aiutando a creare una chimica fra Charlotte e Bayley, che viene sacrificata di settimana in settimana in nome della volontà di mettere in risalto, come se non bastasse, il profondo legame fra Sasha e Bayley ed il peso specifico che la lottatrice dai capelli blu sta avendo sui cambiamenti della hugger. Purtroppo credo che in nome del turn della californiana Charlotte verrà presto riportata fra le schiere dei face, ed è davvero un peccato perché non credo assolutamente che un personaggio acclamato dal pubblico sia nelle corde della regina. Preferirei di gran lunga che Bayley completasse il suo turn senza che questo possa interferire con lo status da heel di Charlotte, che potrebbe subire le scorrettezze di Bayley pur senza mutare il proprio comportamento. Purtroppo, come già detto sopra, la WWE non ama molto discostarsi dalle proprie zone di conforto, ed un feud che coinvolga due heel raramente ha trovato posto nella programmazione di Stamford. Il coinvolgimento di Carmella, oramai acclamata face, sembra già segnare il destino della Flair, e credo che già nelle prossime settimane la regina abbandonerà alcuni dei suoi atteggiamenti tipici per risultare più piacevole al pubblico.

Ovviamente il destino di tali rivalità sarà segnato anche dal prossimo draft che la federazione ha deciso di organizzare in occasione del passaggio di Smackdown sulle frequenze di Fox. Lo scopo principale di tale draft è quello di creare una netta separazione fra i due show principali e di eliminare, finalmente, la tanto criticata Wild Card Rule, figlia di uno shake-up pessimo, in modo da creare due roster distinti e separati che possano portare avanti le rispettive rivalità in totale indipendenza. Dal momento che dubito fortemente che le quattro atlete coinvolte nelle attuali faide titolate vengano inserite tutte nello stesso roster, credo che almeno uno di questi feud possa trovare la sua naturale conclusione ad Hell In A Cell. Allo stato attuale credo che la WWE non voglia separare Bayley e Sasha, quindi la Flair e la Lynch potrebbero approdare nell’altro roster. Tuttavia queste sono solo supposizioni, ed il ritorno di un nome importante o di una promozione da NXT, qualcuno vocifera Ronda Rousey e Shayna Baszler, potrebbe cambiare le carte in tavola.

Sicuramente anche il passaggio di NXT ad un network televisivo aumenta l’importanza dello show giallonero che ad oggi è ad un vero e proprio bivio. Lo show del mercoledì, che avrà il compito di duellare a distanza con la AEW, manterrà la sua natura di territorio di sviluppo oppure è destinato a diventare una sorta di terzo brand? Sicuramente la prima puntata del rinnovato NXT ci ha regalato un fatal four way di tutto rispetto per decretare la prima contendente al titolo di Shayna Baszler che ha coinvolto Io Shirai, Candice LeRae, Bianca Belair e Mia Yim. Il match, che ha aperto la serata diventando il primo match in assoluto di questa nuova versione di NXT, è stato davvero di pregevolissima fattura, infatti le atlete in questione non si sono risparmiate ed hanno messo su una contesa degna di un evento in PPV. Anche la struttura narrativa è sembrata coerente con quanto raccontato da NXT negli ultimi mesi, con uno scontro nello scontro fra le arci rivali Io Shirai e Candice LeRae che però non ha catalizzato la contesa ed è andato sfumando nel corso del match. Se il match mi ha convinto non posso dire lo stesso dell’esito che ha visto trionfare Candice. Sicuramente la lottatrice bionda è in fase di netto push, da quando ha cominciato a feudare con l’ex amica Shirai, ma non credo che abbia ancora lo status per impensierire una campionessa dominante come la Baszler. Personalmente avrei fatto trionfare proprio la giapponese, dal momento che credo fermamente che sia l’unica lottatrice che ad oggi abbia lo status per poter interrompere il regno del terrore instaurato dalla regina di picche. Purtroppo il lungo regno di Shayna ha già visto uscire sconfitte tre delle atlete coinvolte e, probabilmente, si è voluto dare alla campionessa una sfidante nuova. Anche in questo caso le decisioni saranno influenzate fortemente dalle politiche del draft. Qualsiasi siano le intenzioni della federazione la Baszler ha comunque trionfato nella difesa titolata che la ha opposta a Candice, e quindi il suo futuro appare ancora avvolto nel mistero. Una sconfitta di Shayna avrebbe probabilmente sancito la tanto attesa promozione nel main roster, ma l’affermazione della campionessa fa si che in casa Stamford si possa ancora giocare a carte coperte. Da una parte la WWE potrebbe far rimanere la regina di picche nel roster giallo nero al fine di elevare la divisione in occasione del passaggio di NXT alla frequenze televisive, ma Shayna potrebbe comunque essere protagonista del prossimo draft. Certamente il possesso del massimo alloro femminile farebbe fin da subito aumentare lo status della wrester all’interno del main roster, ed il titolo di NXT potrebbe essere reso vacante entro poche settimane andando a creare una storyline per la riassegnazione dello stesso.

Parlando di AEW certamente non possiamo non analizzare i fatti di All Out, ultimo evento in programma prima del debutto dello show settimanale che ha visto la luce nel primo mercoledì del mese di Ottobre. Tale esordio ha decretato l’assegnazione della cintura di campionessa femminile della federazione che ha visto Nyla Rose, vincitrice della Casino Battle Royal di All Out, cedere alla più minuta Riho, uscita vincitrice dal match singolo contro la connazionale Hikaru Shida. Ma facciamo un salto all’indietro, ed analizziamo proprio questi due match hanno caratterizzato la divisione femminile nell’ultimo appuntamento in PPV della AEW. Dal mio punto di vista la Battle Royal è stata veramente un fiasco, dal momento che non si è distinta minimamente ne dal punto di vista tecnico ne tantomeno da quello narrativo. Nyla Rose è entrata all’inizio del match ed ha praticamente dominato tutto l’incontro, addirittura eliminando il primo gruppo di wrestler in maniera immediata, finendo per azzerare l’effetto sorpresa di un match che già non aveva generato alcun tipo di attesa. Inoltre una Battle Royal mette ancora più in evidenza il problema più grave della divisione femminile AEW, quello di aver un roster molto risicato. Per ovviare a tale mancanza la federazione ha ingaggiato a gettone alcune lottatrici provenienti da altre realtà, ma dal momento che queste non avevano alcun tipo di accordo futuro con la promotion di Jacksonville sono state eliminate abbastanza velocemente come se fossero delle jobber qualunque. Peccato che alcune di queste lottatrici siano dei nomi piuttosto importanti come Faby Apache, Tenille Dashwood (meglio conosciuta come Emma della WWE), Shazza McKenzie e Nicole Savoy. L’unica ad aver avuto un trattamento migliore è stata Mercedes Martinez, che pare sia contesa proprio fra WWE ed AEW, sebbene non abbia poi particolarmente brillato nella contesa. L’unico spunto d’interesse è stato dato dalla rivalità fra Britt Baker e Bea Priestley, che hanno portato nella battaglia i loro dissapori nati nei precedenti appuntamenti AEW, che verrà evidentemente approfondita durante gli show settimanali. Decisamente migliore il match singolo che ha determinato la seconda partecipante al match titolato, che ha visto affrontarsi le due nipponiche Riho ed Hikaru Shida. Chi segue l’editoriale sa che sono un detrattore di Riho, tuttavia questa volta devo ricredermi sulla minuta giapponese che ha mostrato un ottimo affiatamento con la propria rivale riuscendo a creare un buon match. Certamente avrei fatto in modo che ad uscire vincitrice fosse la Shida, ma il match è stato gradevole, pur senza far urlare al miracolo, e non mi ha annoiato come tutte le altre esibizioni di Riho. Tornando al presente il match di assegnazione della massima palma femminile della neonata federazione ha sicuramente rappresentato il momento più alto della gestione della divisione femminile fin da quando la AEW ha cominciato a proporre i propri show. Il match ha seguito un copione non particolarmente complesso, ma molto efficace che ha visto come tematica lo scontro in stile Davide contro Golia. In realtà, soprattutto nella prima parte del match, la contesa ha seguito tale canovaccio con troppa fedeltà, tuttavia con il passare dei minuti lo storytelling si è discostato dall’esaltazione della differenza della struttura fisica delle due contendenti. Merito di una Nyla Rose molto aggressiva e decisamente a suo agio nei panni della heel, in particolare nell’utilizzo delle sedie, ma anche di una Riho decisamente in spolvero rispetto alle prime apparizioni sui ring della neonata federazione. L’attacco post match della Rose serve a meglio caratterizzare la sua natura malvagia, ed allo stesso tempo crea i presupposti per un continuo della faida fra la bestia e la nipponica. Ovviamente nelle questioni tra le due potrebbe rientrare anche Britt Baker, che ha assistito al match dal tavolo di commento, al fine di arricchire il primo feud al femminile immediatamente successivo alla conquista della cintura da parte di Riho.

Anche per questo mese è tutto, spero che la lettura sia stata di vostro gradimento e vi aspetto per il prossimo numero di questo editoriale, sempre qui su tuttowrestling.com




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