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PIPER'S PIT #34 - IL NUOVO REGNO DELLA NJPW  

by Roberto Vacca
 


Bentornati all’appuntamento con il Piper’s Pit e oggi facciamo un viaggio in Giappone per parlare della quattordicesima edizione di Wrestle Kingdom, che si è svolta lo scorso weekend a Tokyo.




Che il wrestling nel paese del Sol Levante sia un qualcosa di assolutamente pop (ma cosa non lo diventa in Giappone, se ci si mettono?) è ormai cosa assolutamente assodata, come è stato suggellato dalla scelta di Kazuchika Okada come uno dei 42 tedofori incaricati di portare la fiaccola olimpica nelle Olimpiadi di questa estate, un onore riservato solamente alle grandi personalità della nazione.
E per l’edizione numero 14 della “WrestleMania giapponese” la NJPW ha deciso di fare le cose davvero in grande, vale a dire spalmare l’evento su due serate, per un totale complessivo, kick off compresi, di dieci ore di spettacolo! Una durata davvero importante che però, devo ammettere, è volata via in maniera estremamente piacevole con pochissimi punti deboli o di stanca. La cosa che più apprezzo della NJPW degli ultimi anni (ma anche del Giappone in generale, paese che stimo moltissimo ed ho avuto la fortuna di visitare) è di essersi americanizzata ma solo fino ad un certo punto. Vale a dire che ha dato più importanza alle storyline, ai personaggi, alle stable ed alle interazioni psicologiche tra i lottatori, ma senza perdere di vista il lottato, che resta sempre, a mio avviso, di un livello superiore rispetto a quello del resto del mondo. Per la prima volta, vedendo l’evento, ho infatti assistito non ad una serie di match, per quanto bellissimi, a sé stanti, ma ad un filo rosso che quasi li legava tutti l’uno all’altro. Le due principali vicende erano infatti una sorta di torneo per assegnare l’IWGP Championship e l’Intercontinental Championship per la prima volta ad una stessa persona (a qualcuno viene in mente Hulk Hogan vs. The Ultimate Warrior?): Tetsuya Naito contro Jay White e Kazuchika Okada contro Kota Ibushi. E poi avevamo i due match di ritiro della leggenda Jushin Thunder Liger e direi che c’è poco da aggiungere su cosa questo significava a livello emotivo per chi segue il wrestling da decenni.
Abbiamo poi avuto i primi tentativi di abbocco tra la NJPW e la AEW, con Jon Moxley che nella prima serata si riprende lo US Championship e, soprattutto, la sfida della seconda serata tra Chris Jericho e Hiroshi Tanahashi. Il match prevedeva infatti che, in caso di vittoria del giapponese, Jericho avrebbe concesso in futuro una title shot a Tanahashi. Y2J ha invece vinto e quindi la cosa per ora non avrà seguito, ma il fatto che la stipulazione ci fosse e che Jericho si sia presentato sul ring con la cintura AEW lascia presagire un ammorbidimento delle posizioni della compagnia nipponica nei confronti della AEW e, secondo me, una sorta di collaborazione non potrebbe che giovare ad entrambe le compagnie.
Diciamo che la carne al fuoco era talmente tanta, anche nei match di contorno, che non c’è stato davvero il tempo di annoiarsi, con il main event della seconda serata che ha visto la finale tra Okada e Naito: un match stupendo con tanti falsi finali che, fino all’ultimo secondo, hanno reso impossibile fare un pronostico. Alla fine abbiamo avuto una sorta di passaggio della torcia (tanto per rimanere in tema tedoforo olimpico) tra Okada e Naito. Ma, proprio quando mi aspettavo, i soliti venti di minuti di celebrazioni tipici del wrestling giapponese, ecco la sorpresa: Naito viene violentemente attaccato da Kenta, il quale, lasciatosi alle spalle l’anonimo personaggio di Hideo Itami della WWE, ha abbracciato il Bullet Club per tornare ad essere una spietata macchina da combattimento. Kenta era proprio ciò che serviva al Club, orfano di Kenny Omega e degli Young Bucks, per tornare ad essere un punto di riferimento del wrestling mondiale… con tutto il rispetto della fazione samoana. Ed ora ci aspetta non solo una sfida tra i due, ma anche tra le rispettive fazioni, visto che Naito è il leader dei Los Ingobernables de Japon.
Non posso che essere felice di questa svolta più attenta anche alla scrittura da parte della NJPW: lo stesso Okada ha più volte ribadito che il suo stint in TNA, per quanto deludente da quasi tutti i punti di vista e che ha portato la compagnia giapponese a non voler avere più nulla a che fare con Impact, gli è servito a capire che, per avere veramente successo in questo ambiente, non basta sapere combattere ma devi avere anche un character forte. E, proprio in considerazione di ciò, tornato in Giappone ha creato il personaggio del Rainmaker, che lo ha reso icona mondiale. Direi che la strada intrapresa dalle parti di Tokyo sia quella giusta.
Per oggi è tutto! Appuntamento al mese prossimo.
“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans.”




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