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WWE PLANET #871

by Daniele La Spina
 


WrestleMania è alle porte ma per la prima volta nella storia nessuno l’attende trepidante, abbiamo la certezza che alla storia rimarrà praticamente solo la circostanza e l’impressione fondata che sarà un unico lungo dolore spalmato su due giorni. Perché comunque è stata fatta e perché comunque la guarderemo, tutti sbagliando.





Una WrestleMania da un Performance Center vuoto basterebbe e avanzerebbe a scoraggiare la visione di un evento, di un sistema intero, che ha troppo bisogno del pubblico (chissà che non serva a ricordarlo a chi di dovere). Ma anche se non bastasse quello, più di tre settimane passate a registrare pochi e scialbi contenuti nella stessa situazione non potevano certo costruire uno show stellare. La contingenza dell’assenza di pubblico e di un roster mutilato hanno castrato qualsiasi possibile buona idea – che ad onor del vero non sembravano essere presenti a frotte -, peggiorando la situazione. Aggiungendo il progressivo abbandono, più o meno tardivo, di diversi lottatori coinvolti nella card, il piatto è servito: freddo, insapore, mal presentato. Le sostituzioni volanti e istantanee non potrebbero mai avere lo stesso appeal dei match originari, senza contare che le situazioni già tragiche (leggi Goldberg vs Roman Reigns) sono persino riuscite a peggiorare. Non è colpa di nessuno come detto, anche per la WWE vale quello che è valso per tutti gli altri a causa dell’emergenza COVID-19; ma sarà tremendo lo stesso e per la prima volta avranno ragione tutti quelli che passano le settimane prima del Grandaddy Of Them All a dire: “Sarà la peggiore WM di sempre”. Stavolta lo sarà davvero e lo sappiamo. Sì: sarà pure peggio di WrestleMania XI, per quanto sembri incredibile. Eppure…

Eppure sappiamo che è colpa di tutti. È colpa della WWE che per chissà quali e quanti motivi economici non ha voluto rinunciare a WM, è colpa di chi con quei motivi economici gliel’ha imposto, è colpa nostra che la guarderemo. Parafrasando Manzoni, questa WM non s’ha (o non s’aveva) da fare. La compagnia avrebbe dovuto fermarsi, come un po’ tutto il resto, risparmiandosi e risparmiandoci tutto questo. Le settimane di agonia silenziosa di Raw e SmackDown e questo show che sarà inqualificabile. Nessuno darà il massimo, non ci saranno grossi momenti da ricordare, niente di storico succederà o lascerà davvero il segno: trasformare WM in un mero timbro del cartellino in contumacia da statale è un crimine. Ma nessuna ipocrisia: certo tutti la guarderemo. Siamo confinati a casa nostra, non c’è praticamente nient’altro di fresco a cui accedere, ne siamo praticamente dipendenti e comunque non si può saltare questo episodio. Senza contare che è difficile anche solo perdersi un appuntamento tale con la storia, di un’occasione senza precedenti e, si spera, senza repliche. Questo ci giustifica in parte, ma sappiamo tutti che la cosa giusta da fare sarebbe farla fallire in silenzio, voltandosi dall’altra parte. Volenti o nolenti questa WM resterà agli annali, diventerà un meme famoso o un parametro ricorrente anche se, chiaramente, del ribasso. È il più chiaro esempio di accanimento terapeutico: chiudere bottega per un paio di mesi era la scelta giusta, ma si è preferito cercare disperatamente e alla bell’e peggio di mantenere in vita qualcosa che è comunque scivolato verso una morte atroce. WrestleMania 36 sarà L’Attacco dei Cloni della WWE, forse persino la saga Disney della WWE; sarà come le ultime stagioni di The Big Bang Theory; sarà come il secondo e terzo volume de Le Cronache di Narnia. Diventerà, anzi già è per la federazione di Stamford l’icona di quello che si doveva evitare di fare. E per noi di quello che si doveva evitare di guardare.

Una volta guardata, allora, vi invito a sfruttare il forzato tempo libero riequilibrando il nostro wrestling-karma: perdetevi nelle edizioni passate, recuperate vecchi match che non avete visto, vecchi TakeOver di cui avete sentito parlare, andate a rivivere i promo che vi hanno fatto venire la pelle d’oca. Pareggiate i conti emozionandovi col wrestling e proviamo a sfruttare questo momento per ricordarci perché ce ne siamo perdutamente innamorati.




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