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WWE PLANET #835  

by Daniele La Spina
 


Amiche ed amici di Tuttowrestling, non è forse vero che il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni? Lo diceva Leopardi e che sia vero o no, di certo quella piccola illusione che ci ha fatto vedere un’immediata inversione di tendenza dall’annuncio di Heyman e Bischoff in poi è già ridotta al lumicino. Possibile che sia tutto finito?





Sì e no. Sì, perché certamente era troppo aspettarsi che in due settimane Heyman potesse stravolgere le cose; sì perché comunque, Vince o non Vince, sia lui che Bischoff dovranno fare i conti con una miriade di altre cose che non gli daranno la libertà che ci piace immaginare che avranno. No, perché i cambiamenti devono ancora avvenire: non si sa molto su tempi e modi del loro ruolo ma le voci che li vedono al lavoro a partire da dopo Extreme Rules sono le più caute e forse le più vicine al reale; no perché l’impatto del loro lavoro non sarà istantaneo, né due settimane fa, né ora. In mezzo un Extreme Rules che ha esaurito i suoi percorsi narrativi come doveva: un buon PPV che però ha lasciato l’amaro in bocca. Un amaro che ci aspettavamo, che aleggiava, ma a cui – ancora una volta illudendoci – non volevamo credere: un finale che ha quasi dato un colpo di spugna a quanto successo prima (forse anche perché in maggioranza relativamente rilevante) e che ci ha risprofondati nell’incubo. Brock Lesnar è nuovamente Campione, ha di nuovo lo Universal Championship (e di conseguenza Raw) in ostaggio della sua saltuarietà ed è una pessima notizia per uno show che da tutto l’anno fa fatica a trovare continuità alle proprie storie. E d’altronde era facile da pronosticare l’imminenza dell’incasso da parte di The Beast: Seth Rollins, dalla sua vittoria a WM, non è stato costantemente nel main event del suo show come ci si dovrebbe aspettare dal suo ruolo e il sacrifico del suo personaggio sull’altare di quello della sua relazione – inutile ed evitabile – non hanno fatto che allontanarlo ancora da quella posizione nella card, quanto meno per importanza. Al seguito di ciò arriva un flusso di confusione: l’insistere con la Wild Card Rule crea confusione e toglie suspense alle situazioni, oltre che senso alle storyline. Per mesi Aleister Black ha elemosinato un avversario a SmackDown, l’ha trovato nel nuovo Cesaro, l’ha sconfitto e il giorno dopo questi era a Raw come se nulla fosse a lottare per un posto da #1 Contender al Titolo; insieme a Big E., da solo, che la sera prima aveva appena riconquistato i Tag Team Championship dell’altro roster. Dentro anche Sami Zayn, assente ingiustificato e ritornato senza spiegazioni, Baron Corbin, premiato nonostante l’ennesima sonora sconfitta, alla pari di Strowman e Lashley, il cui essersi distrutti la sera prima non ha avuto alcuna conseguenza, senza dimenticare Randy Orton che 24 ore più tardi sarà occupato con l’altro Campione. Immotivati e poco credibili, senza nemmeno creare una qualche storia di rincorsa per l’ovvio avversario di Lensar ma insistendo con l’abolizione dei rematch per il Campione in un controsenso ai limiti del sopportabile. Con il resto, altrettanto confuso, si salva Bray Wyatt e poco altro, con la sensazione di averlo riaccolto in attesa della prossima sconfitta di faida, e il Club, con quella curiosità quasi malata che ci fa chiedere più che altro come e quando lo rovineranno più che farci ben sperare.

Non sarà altamente esplosivo e non avrà riservato sorprese mirabolanti, tuttavia SmackDown Live è riuscito ad uscire con più concretezza da ER. Pronostici rispettati o no, la prima puntata post-PPV sembra aver proiettato decisamente meglio lo show blu verso SummerSlam. Non che godesse di una situazione migliore di Raw nelle ultime settimana, ma c’è stata la pazienza di ritagliare spazio per tutti e maggior precisione nel definire le cose. La Wild Card Rule ha fatto strage anche qui, eppure uno show più serrato, degli incontri più corti ma narrativamente significativi e un’innegabile freschezza al microfono stanno facendo di SDL uno show più godibile. Lì Shane McMahon sta portando avanti davvero la storyline che lo vede troppo presente, trovando un ottimo Kevin Owens, davvero a suo agio nel ruolo di “nuovo Austin”. Ma la vera forza è il sottobosco: si è tornati a coltivare anche storyline secondarie e se tutti hanno lo spazio, anche poco, si può fare bene. Ecco come funziona la storyline tra Rose, Deville e Ember Moon, funziona il personaggio di Aleister Black, funziona la divisione Tag Team. E tutto s’incastra: esempio per tutti l’innesto della campagna social di Liv Morgan all’interno della storyline legata alla sovraesposizione di Shane e intrecciata con il ritorno di Charlotte Flair; massimo risultato con un minimo sforzo. Ma la grande verità è che funziona il New Day alla guida dello show, funziona Kofi Kingston come Campione WWE. In questi mesi si sono moltiplicati gli sforzi per criticare lui e il suo regno che però, nello stesso periodo di tempo, ha resistito a scritture vacillanti e settimane difficili. Contro chi ha provato a vederci quello che non c’era, Kingston è riuscito a portare avanti con equilibrio la propria corsa Titolata e il lavoro fatto con lui è credibile, coerente e perfettamente bilanciato. Una vera rarità di questi tempi, una gemma quasi nascosta dal resto ma che anche stavolta ha fatto la differenza. In molti temevano per la fine del suo regno e in molti lo fanno ancora, per il come non per il quando: la certezza però, arrivati a questo punto, è che sicuramente sarà ricordato come decisamente positivo.




Illusione anche questa? Ai posteri l’ardua sentenza (tanto per citare anche Manzoni), perché troppo spesso piccoli sprazzi di lucidità e buoni propositi sono stati divorati dal solito bailamme di sciocchezze e insensatezze. Di certo non ci si può illudere che tutto cambierà in fretta ma c’è ancora una speranza per ingannare sé stessi ed è quella di pensare che sta arrivando SummerSlam, sperando che i piani siano già ben definiti e di livello, e poco più in là lo sbarco di SDL su Fox. Che altri e che l’impellenza impongano quel definitivo e deciso (nonché sospirato) cambio di rotta, insomma, e che non ci stiamo buttando fumo negli occhi da soli un’altra volta.




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