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WWE PLANET #845  

by Daniele La Spina
 


Nel giro di poco tempo la WWE ha stravolto il proprio palinsesto per motivi principalmente commerciali (oltre che giustificabilissimi). Ma nel turbinio dei cambiamenti ha anche effettuato uno spostamento tattico per far fronte ad una rivalità che ipocritamente finge di non considerare tale. Detto che tutti sappiamo che l’approdo di NXT su USA Network sia una mossa per ridurre al minimo l’impatto dell’arrivo di AEW Dynamite lo stesso giorno su TNT, ora tocca chiedersi: cosa ne sarà di NXT?





What’s next for NXT? È la domanda principale che ora bisogna farsi perché non è né chiaro né di conseguenza rassicurante. Più volte s’è detto in passato che il brand viveva in un limbo, a metà strada tra una reale brand e un territorio di sviluppo, ma si è anche spesso sottolineato che proprio questa ambiguità permetteva innanzitutto maggior margine di manovra: più spazio per i talenti, tempi non affrettati, costruzioni meno rapsodiche e improvvisate sono sempre stata la cifra stilistica (insieme alla quasi onnipresente qualità del prodotto) di un contenitore efficiente ed efficace; insomma permetteva di evitare tutti quei problemi in cui nel main roster incappa di continuo. Per troppe volte si è finiti a lamentarsi – ad insindacabile ragione – di come alcune Superstar, Superstelle veramente in giallonero, finissero distrutte, mal trattate o a fare la muffa in uno dei due fluidi roster al piano superiore. Spesso si è invocato all’unicità di NXT, fino a sperare che diventasse davvero un recinto a parte nel quale costruire un ecosistema stabile e alternativo che possa evitare dispiaceri – perlomeno a trattarlo come tale. Ora sta succedendo veramente. Le due ore di programmazione unite alla trasmissione in diretta su una tv nazionale fanno di NXT un equipollente di Raw e SmackDown Live. Ma adesso cosa succederà?

Perché se è vero che spesso abbiamo sperato che la creatura di Triple H avesse pari rilievo ed esposizione dei due fratelli maggiori, è altresì vero che per troppo tempo NXT si è sviluppato in orizzontale, trovando credibilità e costruendo fondamenta concettualmente coerenti su e per quel che era, non per quello che qualcuno avrebbe voluto diventasse. Dalla struttura dei live event, al dialogo continuo con il Performance Center, fino a UK: niente di quanto fatto da NXT in questi anni ha mai sfiorato i vicini di sopra, costituendo il sottobosco migliore possibile ma mai un bosco vero e proprio. Come reality prima e come roster dopo non ha mai tradito la connotazione di territorio di sviluppo, zona di transizione per i wrestler (possibilmente di punta) del domani. Di conseguenza titoli, successi, riconoscimenti e traguardi raggiunti ad NXT non hanno mai avuto e mai avranno il valore di quelli nel main roster: sia per tipo, vedasi i regni generalmente più lunghi e tendenzialmente unici dei Campioni, sia per prestigio. Una vetrina che ammiccava ai gusti di mercato divergenti dal prodotto WWE classico, uno show che ha avuto il duplice compito (e merito?) da un lato d’immettere l’innovazione direttamente dentro i meccanismi di Stamford, fluidificando la trasformazione avuta dalla compagnia in questi anni, dall’altro facendo convergere gli stili troppo lontani di ex stelle delle indipendenti verso una versione a misura di WWE. Infine era l’oasi paradisiaca dl riconoscimento alla carriera, il raggiungimento e l’elevazione definitiva per la strada di molti, moltissimi lottatori. Quasi una consacrazione a priori, come a cautelare lo status di qualcuno che lo meritava – lo meritava davvero per averlo guadagnato in anni sul ring – prevedendo finanche prevenendo una possibile sbandata al passaggio successivo. Una specie di assicurazione sul rischio affinché non ci pensasse il fato a non farci perdere per strada altri Daniel Bryan o altri CM Punk, che la fortuna non volle toglierci.




La patina inevitabilmente luccicante della prima puntata non vale a garanzia di conservazione e dunque il quesito resta. La frase caratteristica dello show giallo è sempre stata “We are NXT!”. Solo che per la prima volta non si sa bene cosa sia NXT. Manterrà la stessa configurazione, le stesse caratteristiche e gli stessi punti di forza di prima o diventerà un terzo roster, qualcosa di simile all’oscena ECW post litteram? Potrebbe essere una cosa di mezza, col rischio di finire in un limbo ancora più marcato e meno incisivo. Potrebbe puntare a diventare qualcosa che non è mai stato, mancando di credibilità e precedenti a supporto. Sarà il tentativo di fornire un prodotto differente sullo stesso scaffale, in aperta competizione con l’esterno ma a pari dignità del prodotto principale. O forse proverà a restare quel che è, rischiando però di snaturarsi nell’avere la stessa esposizione di quello che manterrebbe etichetta e funzioni di livello successivo. Panorami non chiari e tutti più o meno probabili, con la sensazione che non si sia riflettuto abbastanza a lungo e con sufficiente calma da valutarli tutti. E con il rischio, forse più concreto di quanto si pensi, di incrinare una certezza fin qui incantevole.




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