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WWE PLANET #849  

by Daniele La Spina
 


Vorrei tanti scrivere 20 pagine su quanto e cosa ci fosse di sbagliato in quel finale di Hell In A Cell, ma anche se repetita iuvant trovo inutile ribadire concetti su cui siamo praticamente tutti d’accordo: non c’è un modo di vedere sotto una buona luce quanto fatto e poi sono passate due settimane. Tiriamo dritti.





In questa settimana a tenere banco è stato ovviamente il Draft, a cavallo di SmackDown e Raw, con un nuovo smistamento di tutti i lottatori. Non ho capito pienamente il senso di “sprecare” tante scelte per confermare sostanzialmente lottatori nello stesso brand di appartenenza: la situazione pregressa era sì di Wild Card Rule sregolata, ma varie assegnazioni sarebbero dovute restare valide, almeno per logica. L’impressione è che la WWE (d’accordo coi due network dei due show) avesse la maggior parte delle scelte ben in chiaro ma non sia riuscita a realizzare ad una confezione carina per qualcosa che avrebbe dovuto avvicinare anche il pubblico meno affezionato. Il risultato è che si sono sprecati i momenti cringe: dalle varie celebrità dei due canali che parlavano del Draft in maniera comedy, alle war room decisamente ridicole; dal modo completamente asettico di annunciare le scelte di Stephanie McMahon (sorvolo sul suo “richiedere” fischi durante la prima uscita a SD, qualcuno col cervello spero abbia captato il segnale), per finire con la mitica “Blockbuster Trade” che ha semplicemente portato Alexa Bliss e Nikki Cross a SD in cambio di una scelta futura per Raw. Ma al di là della parecchio rivedibile realizzazione estetica, il Draft è stata l’occasione per mettere la parola fine a mesi di anarchia. La Wild Card Rule, con tutte le sue contraddizioni ed esagerazioni, ha finalmente smesso di imperversare e il fatto di andare in onda in due canali diversi renderà l’esclusività di una o dell’altra Superstar davvero un valore aggiunto. In più, storicamente, un brand split come si deve ha sempre aiutato parecchi lottatori ad avere lo spazio giusto, senza vedere il proprio tempo televisivo colonizzato dai soliti volti. È difficile dire chi abbia fatto le scelte migliori, l’ottica è quella dell’equilibro. Semmai si può provare a capire quali occasioni si sono aperte dalle due parti.

Lo sbilanciamento è stato, come da tradizione, verso Raw. Non solo in virtù delle 3 ore ma si sono costruite le condizioni per sfruttare un’occasione d’oro. La necessità di mandare Lensar a SmackDown libera il roster da un pesante fardello e il non aver, praticamente, scelto main eventer affermati al di là degli attuali Campioni ha aperto la strada a molti fronti. Rollins dovrà ora pagare il dazio di una gestione oltre lo scellerato e incassare per mesi la rovina del finale di Hell In A Cell e del feud con The Fiend. L’auspicio è che questo significhi passare per un po’ la mano a AJ Styles o Randy Orton e poi cercare di sfruttare il folto upper-carding che ci si ritrova. Kevin Owens (che lasciato a SD sarebbe stato coerente ma tappato), Ricochet, Drew McIntyre, Aleister Black, Andrade, tutti quegli eterni incompiuti o promesse di lunga data potrebbero essere finalmente davanti alla chance giusta. Rimettendo al solito le nostre speranze in Paul Heyman, con molti di loro si potrebbe finalmente andare fino in fondo, cercando di consacrarli in maniera definitiva e soprattutto lasciandogli il margine di manovra necessario. Raw non ha mai sfruttato in questo senso la lunga durata a pieno, riproponendo i volti noti in 4 o 5 segmenti o match a serata senza concedere minuti preziosi a chi ne aveva bisogno. Un eventuale coinvolgimento verso l’alto di questi lottatori, aprirebbe a cascata i margini per fare tutto: sia le storyline meno legate al wrestling, come quella attuale tra Rusev e Bobby Lashley, sia quelle più “tecniche”. Canovaccio simile per la divisione di coppia: al netto di chi è fuori, posto ce n’è parecchio anche con l’arrivo ormai definitivo degli Street Profits e dunque avanti tutta.




SmackDown sarà invece per un po’ vittima del tentativo di FOX di cercare di attirare il proprio pubblico verso il nuovo prodotto. Qui va letta la faida Brock Lesnar vs Cain Velásquez, dove il Titolo è reso necessario solo dalla voglia di sovraesporre ulteriormente il tutto a livello pop. Nello stesso senso va il feud tra Tyson Fury e Braun Strowman (infatti draftato a SD): senza versare lacrime ci si può rassegnare al fatto che con il Monster Among Men la WWE non farà altro che fabbricare meme. Il venerdì risulterà però pieno di main eventer e poco per cui lottare; il WWE Championship sarà ostaggio per un po’ è il rischio è vedere i vari Roman Reigns, Daniel Bryan, Kofi Kingston e compagnia perdere letteralmente tempo come fatto di recente. Discorso ancora più grave se pensiamo allo spostamento di Bray Wyatt: andando a SD ha messo la parola fine alla rivalità con Rollins (al di là della porcata in Arabia) ma ora, per ovvie ragioni, non potrà puntare al Titolo del proprio roster. Ancora una volta. Con due ore di show e tanti mid-carder da piazzare è difficile pensare che il team creativo guidato ora da Bruce Prichard riuscirà a trovare spazio per tutti. Il timore è per i vari King Corbin, The Miz, Elias, Cesaro, Sami Zayn, Dolph Ziggler e Robert Roode quando splitteranno: per tutti ci sarà solo il Titolo Intercontinentale alla portata, ma l’ennesima gestione pigra con Shinsuke Nakamura come Campione fa pensare più ad un bel caos mal gestito, nei prossimi mesi, che ad una concreta voglia di rivitalizzare lottatori e Cintura. Discorso analogo per la divisione di Coppia: oltre ai Revival, sotto le insegne di FOX dovranno convivere Ziggler e Roode finché resteranno insieme, il New Day, gli Heavy Machinery e i Lucha House Party. Troppa roba per una divisione che non ha storyline concrete da tanto tempo.

Al femminile il discorso sarà identico per Raw e SmackDown: le Four Horsewomen andavano distribuite ma ora serve anche cambiare il tema per non vedere sempre Bayley e Sasha Banks da una parte e Charlotte Flair e Becky Lynch dall’altra. Importante sarà provare a elevare le Tag Team Championship al rango degli altri Titoli, anche a cavallo dei brand. Con i vari spostamenti supplementari, la WWE non si è voluta dare la possibilità di tenere grandi nomi come Free Agent, ad eccezione di qualcuno tra quelli attualmente ai box, e la “promozione” di NXT a terzo brand o quasi ha limitato al minimo i passaggi dal giallonero. Infine non vale la pena illudersi sugli altri: sembra difficile che possa cambiare qualcosa per chi sembra da tempo condannato o per chi è appena arrivato. Difficile aspettarsi dall’oggi al domani uno stravolgimento nel modo di lavorare e un’attenzione su più livelli, con scrittura impegnata per chi riempie i gradini più bassi della scala gerarchica (ciao EC3!).

L’occasione però non va sprecata. C’è la possibilità di fare tanto e fare bene e c’è soprattutto l’obbligo di evitare ambiguità e confusione tra chi segue le storie. Niente accavallamenti, sovrapposizioni o fuoriuscite dal bordo. I percorsi dovranno essere lineari, intrecciati e – si spera – coerenti all’interno di un singolo brand, andando ad eliminare quell’elemento di evidentissima difficoltà che era gestire due show costretti a interagire pur facendolo sempre malissimo. Almeno fino al prossimo colpo di testa…




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