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WWE PLANET #821  

by Daniele La Spina
 


Amiche ed amici di Tuttowrestling, l'aftermath di un evento WWE è sempre complesso da affrontare, a maggior ragione se siamo in presenza del Greatest Stage Of Them All. WrestleMania 35 è stata un'edizione se vogliamo atipica, sicuramente divertente ma altrettanto sicuramente penalizzata dalla durata e che ha diviso molto. Ma non solo.





Il discorso durata non vale solo per gli europei, costretti a fare le nottate. Ha penalizzato l'evento in maniera chiara. La card eccessivamente farcita ha infuocato i ritmi e fiaccato i fan presenti all'arena, visibilmente provati alla pari di quelli a casa. Ce ne si accorge anche con una semplice differita. Semplicemente è impossibile mantenere l'interesse costante per oltre 7 ore che, oltretutto, portano ad una dose eccessiva di wrestling per chiunque. Doverosa premessa a parte, WM ha anche sofferto i dolori autoprodotti. Primo fra tutti la mancanza di costruzione: forse mai la WWE è arrivata così impreparata all'evento e gran parte degli incontri ha fatto fatica a imporre attenzione laddove la posta in palio era nulla, vana, casuale o per nulla chiara. Da Orton-Styles ai Titoli di Coppia (tutti e tre), passando per Balor-Lashley. Molti incontri sono stati fini a loro stessi, altri completamente inuili, altri ancora viziati da una confusione grande in fase di preparazione che poco spazio ha lasciato a chi doveva raccontare la storia è ancora meno interesse ha generato in chi doveva assistervi. Una condizione generale con poche eccezioni e che solo in rari casi è stata scavalcata dell'interesse intrinseco del match; forse solo in Triple H vs Batista si è riusciti a bypassare le lacune grazie alla voglia di vedere lo scontro a prescindere dalle motivazioni. Per giunta le poche sorprese proposte sono state piazzate in contese dall'esito indifferente, ammortizzando i sussulti.

Ed eccoci al nocciolo della questione: a New York è mancato l'investimento di tempo nell'allestimento delle cose. Poche entrate mirabolanti, pochi contorni (anche pop) degni di nota, pochi match costruiti e contestualizzati con annesso storytelling, pochi - in sostanza - WrestleMania Moment. Di quelli veri. Non a caso i match che hanno funzionato, quale meglio, quale meno meglio, sono stati quelli che hanno beneficiato di una vera storia alle spalle e del reale interesse del pubblico. La rincorsa di Kingston, Rollins salvatore della patria,il duello tra ex amici per il Cruiserweight Championship, Miz in cerca di vendetta su Shane e naturalmente il Triple Threat femminile; più vicino al discorso aprioristico che a questo e infatti imploso a causa dell'inutilmente alta carica esplosiva innescata con la follia delle ultime settimane. La costante è che il buono è venuto fuori dove le narrazioni avevano generato interesse, in un'equazione che dovrebbe essere tra le più semplici del pro wrestling. E ben inteso, non significa che non ci siano sta i incontri di buon livello esclusi i citati (Orton-Styles, tanto per dirne uno), bensì che al di fuori di quelli non c'è quasi stato coinvolgimento emotivo.

Nel grosso di questa WM, insomma, sono mancate le emozioni; un gol sbagliato a porta vuota, errore madornale per l'avamposto di riferimento in materia, pur avendo molti degli ingredienti per una potenziale ricetta perfetta. Come un Natale senza neve, la trentacinquesima edizione dello Showcase Of The Immortals è stata godibile ma non memorabile, spuntata. Priva di quella marcia in più capace di togliere la sensazione di essere semplicemente di fronte ad una puntatona di Raw sotto anabolizzanti. Un peccato mortale.




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